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LE FERROVIE DI MONTAGNA
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 MessaggioInviato: 30 Gen 2015 09:41 am Gniark ! 
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  alberto

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lombricoferoce ha scritto:
Ciao, buon giorno.

Normalmente uso il cavallo di san Francesco con leggiadra noncuranza ... è la ferrea dieta che mi terrorizza.


E' più facile che il più spaventato sia il cavallo Laughing

Allora, torniamo a Piteccio. Avete visto quel taglio, o tassello nella montagna per scoprire i binari? Ebbene durante il taglio si dovette spostare letteralmente il corso di un torrente. La cosa fu risolta "intubando" il torrente e facendoci passare sopra la ferrovia. Fu costruita questa galleria idraulica, tutta rifinita a bozze di pietra squadrate, messe in opera con l'arte del tempo che fu.
alberto
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 MessaggioInviato: 30 Gen 2015 09:41 am Adv
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piteccio galleria idraulica.jpg
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piteccio galleria idraulica.jpg



piteccio galleria idraulica1.jpg
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tratte dal volume "Porrettana trekking" di Maurizio Panconesi
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piteccio galleria idraulica1.jpg


 
 MessaggioInviato: 01 Feb 2015 11:02 am  
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  alberto

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Quando scrivevo sopra che certe cose stanno andando a ramengo, (voglio essere educato), per incuria, basta osservare la prima foto della galleria idraulica: il salto dell'acqua è ben individuato dal filo perfetto di questi conci di pietra scalpellate a mano una ad una e messe in opera ancora meglio. Essendo quelle del salto, hanno questo spigolo a becco di civetta, perché durante il salto, l'acqua cada lontana dalla base del muro senza così scavarne le fondamenta. Ebbene noterete che ne mancano sette/otto. Quando feci la prima foto, all'inizio degli anni '90 ne era saltata una sola ed era alla base di questa cascata. Questa è di una decina d'anni più tardi. Le pietre sono ancora tutte sparse nella galleria e nessuno si è preso la briga di rimetterle al loro posto, con la speranza che non siano state buttate via, perché ne intralciava lo scorrere. Tra qualche anno e con l'aumento delle piogge e della loro intensità, l'acqua avrà tolto tutto questo filo e farà cadere il muro che regge questo salto.
Dietro quel taglio di montagna che ho fatto vedere nelle foto precedenti, proprio dietro, basta girarsi di 180 gradi, scorre un'altro ruscello, completamente rinvasato nelle sponde e nel letto con questi conci di pietra. Una sponda di questo argine è alto più di 9 metri e ci sono cresciuti, tra una pietra e l'altra dei quercioli che ora avranno senz'altro un diametro di una decina di centimetri ed oltre. Alcuni anni fa venne giù una parte di questi argini - sempre per incuria nella mantenzione - ed un povero macchinista si trovò in galleria a condurre un motoscafo anziché un treno, perché il torrente soprastante era completamente ostruito dalla frana. Devo scansionare delle dia di quest'altro ruscello, che ha una lunghissima caduta d'acqua, che tuttora è un'opera meravigliosa. A breve le inserisco per farvi vedere cosa ancora c'è in quel di Piteccio.
alberto
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 MessaggioInviato: 07 Feb 2015 11:54 pm  
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  alberto

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Il problema dei fumi: come ho già scritto a Piteccio in particolar modo è stato veramente drammatico. Pensate anche alle prime locomotive che salivano e non avevano la cabina, ma un semplice scudo a protezione della strumentazione, che lasciava "all'aria aperta", quindi quasi del tutto scoperti dalla vita in su il personale di macchina. Sul finire degli anni '80 del 1800, l'ingegner Saccardo progettò la ventilazione per le gallerie. In Porrettana ne furono missi in opera 3: a Piteccio, nella galleria del Signorino ed a quella dell'Appennino di valico. Era una gigantesca ventola, inserita in una chioccola di cemento che veniva fatta girare da un motore a vapore, collegata con una tubazione alla galleria. Il marchingegno era posto in una struttura al di fuori della galleria ed a fianco di questa. A Piteccio avevano però eseguito i tagli nella montagna e quindi bisognava tornare alla struttura originale, eliminado i tagli. Furono poste in opera delle strutture di lamiera che ricomposero quindi l'intergità del "buco".
alberto


ventilatore1.jpg
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 MessaggioInviato: 09 Feb 2015 07:10 pm Oooh ! 
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  lombricoferoce

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Non entro in merito all' "a ramengo" perché dopo mi viene bruciore di stomaco. E comunque credo che tutti lo conoscano questo modo infame di trattare "la storia", perché certi manufatti sono soprattutto storia di luoghi, di uomini e di macchine e spesso pure di sangue. Amen

Certo che ne hanno fatto di cose e tentativi su questa linea Shocked ma alla fine quale soluzione è rimasta fino ad oggi:?:

E come facevano quei poveri disgraziati del personale di macchina a non morire soffocati ... ? Crying or Very sad

Certo che erano tempi veramente duri, da quello che so, pochi soldi e molto rischio e responsabilità.
E neppure era semplice fare il fuochista da quanto mi ha detto Guido ....
Erano veramente uomini con le contro palle.
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 MessaggioInviato: 10 Feb 2015 12:23 am  
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  alberto

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La soluzione di oggi è quella del 1927, quando la Porrettana fu elettrificata. Quelle coperture in ferro messi a Piteccio furono tolte, come hai visto dalle foto dei tagli alla galleria e tutto si risolse. Lungo la galleria dell'Appennino, quella che porta al valico di quasi tre chilometri, ci sono diversi pozzi di ventilazione, che inizialmente servirono per attaccare la montagna anche da sopra, durante la costruzione dello scavo; ebbene ce n'è uno, profondo oltre 220 metri da cui esce ancora il fumo, quando lì sotto passa il treno. Sembra impossibile, ma a ottant'anni di distanza le pareti erano talmente impregante da vedere ancora la fuliggine.
A Pracchia c'era un casotto, attaccato all'ingresso della galleria, dove c'era sempre un macchinista, pronto a saltare sui treni appena sbucati, per fermarli in caso il malore da parte dei titolari di macchina.
Pochi soldi per il macchinista no! Per il fuochista assai meno. Comunque era una vita durissima, specialmente per il fuochista, perché se non teneva il giusto fuoco era molto facile fermarsi per aver perso pressione alla macchina.
alberto


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Pracchia prima della costruzione del ventilatore. Il casotto all'uscita della galleria dove stava un macchinista per l'emergenze.
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pracchia2.jpg
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Pracchia durante la costruzione del ventilatore
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 MessaggioInviato: 11 Feb 2015 09:25 am  
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alberto ha scritto:

A Pracchia c'era un casotto, attaccato all'ingresso della galleria, dove c'era sempre un macchinista, pronto a saltare sui treni appena sbucati, per fermarli in caso il malore da parte dei titolari di macchina.


Incredibile la vita che facevano questi signori ...



Non seguivo da dieci giorni, davvero tutto molto interessante. Wink
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 MessaggioInviato: 06 Mar 2015 03:13 pm  
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Noi - e forse giustamente - quando parliamo o raccontiamo dell'epopea ferroviaria di fine '800 ed inizi di quello successivo, ci riferiamo sempre al personale di macchina preposto alla condotta delle vaporiere, le prime anche senza cabine, con qualsiasi tempo, su qualsiasi linea. Viene da sorridere al giorno d'oggi il paragone con l'attualità: pensare quanto tenessero al proprio lavoro, con quella dignità che faceva emergere nell'individuo la certezza di svolgere un importante servizio pubblico e per il pubblico, quindi con tutta la disponibilità che un soggetto del genere poteva avere. Vestivano di completi logicamente scuri, panciotto, camicia chiara e addirittura fiocchino. Ma se si distoglie un po' lo sguardo dalla macchina e ci si sofferma sui viaggiatori, allora scopriamo che il viaggio era veramente un'avventura, non voglio dire incubo, ma avventura certo, specialmente in linee come la Porrettana. Innanzitutto i viaggiatori dovevano essere tutti muniti di biglietto e restare in sala d'aspetto, sino a quando il treno non era fermo ed il personale viaggiante non avesse aperto una ad una, le porte dei vari scompartimenti delle carrozze. La carrozze erano quelle cosiddette all'Inglese, con scompartimenti isolati l'uno dall'altro ed il solo accesso esterno. Erano dei cubi con divani, non comunicanti l'uno con l'altro, cioè non esisteva il corridoio come siamo abituali a vederlo noi. Diversi cubi, l'uno accostato all'altro, in numero di quattro per la prima classe ed a salire di numero se di seconda o terza. Si viaggiava al buio e senza riscaldamento e nessun servizio sulla carrozza entro la quale stavi seduto. Quindi potevi entrare in uno scompartimento e trovarti qualsiasi tipo o tipa di altro viaggiatore che con te faceva il viaggio. Per i servizi, se avevi necessità trattenevi; alla prima fermata potevi scendere e salire su un apposito bagagliaio, metterti in fila ed usare uno dei cessi a disposizione. Se non avevi fatto in tempo ad espletare le proprie funzioni, il treno ripartiva per via dell'orario e te rimanevi in questo bagagliaio, fino alla successiva fermata. I treni erano abbastanza degradati, visto l'intenso uso che se ne faceva avendo anche un esiguo numero di carrozze a disposizione. Il fumo e gli spifferi entravano da qualsiasi apertura, perché la tenuta delle guarnizioni di cuoio delle porte e dei finestrini non era sufficiente ad impedirne l'ingresso. Nelle stazioni potevi affittare degli scaldapiedi, che insieme a dei plaid, portati dai viaggiatori stessi, potevano leggermente mitigare la sofferenza nei mesi invernali. Certamente la ferrovia rappresentò un notevole passo avanti nelle comunicazioni, facendo molto velocemente accantonare le diligenze.
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 MessaggioInviato: 06 Mar 2015 04:41 pm  
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Alberto, grazie per questa ulteriore delucidazione. Wink

Sei stato macchinista come tuo nonno?
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 MessaggioInviato: 07 Mar 2015 12:19 am  
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No, Diablo. Ho fatto il geometra per tutta la vita.
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 MessaggioInviato: 07 Mar 2015 10:20 pm  
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Interessantissima l'ultima spiegazione, non avevo idea di come si viaggiasse, pensavo più o meno come adesso ma ... quando avvenne che un viaggiatore poté finalmente estrinsecare i suoi bisogni fisiologici senza rischiare di viaggiare nel carro latrina? Questo modo di viaggiare, diciamo piuttosto scomodo, freddo compreso era una realtà anche in altri paesi come ad esempio Germania, Austria, Regno Unito o era una caratteristica delle ferrovie del regno sabaudo? Ho visto alcune foto di carrozze austriache dell'ottocento e non mi son sembrate proprio così ... "invivibili".
In merito al personale di macchia credo che i disagi, leggi freddo, pioggia, neve, caldo, fumo (ma come cavolo facevano in galleria?) siano finiti con l'elettrificazione?

Comunque, grazie per le preziose informazioni che ignoravo. Razz
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 MessaggioInviato: 10 Mar 2015 11:38 am  
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Credo che le ritirate, (come si chiamavano e, tuttora questo, sarebbe il giusto appellativo), dovrebbero essere state installate nelle carrozze ai primi del '900 quando anche noi cominciammo a costruire le carrozze.
I viaggi erano così in tutta Europa.....l'innovazione del treno fu talmente impattante, (ma si può dire, o scrivere un vocabolo così brutto?) che alle necessità dei viaggiatori si pensò in seguito. Acquistavamo carrozze già obsolete da altre Amministrazioni. Prima venne il freno pneumatico continuo, poi credo l'intercomunicante tra carrozza e carrozza, il riscaldamento, insieme alle necessità corporali dei viaggiatori. Capirai, LombricoF, che le prime carrozze non erano altro che quelle stradale montati su di un telaio con delle ruote sotto.....erano in teak, ma poi si passò al noce ed alla quercia che oltre ad essere molto resistente come materiale, l'avevamo in abbondanza. Gli Inglesi chiudevano i viaggiatori a chiave dentro gli scompartimenti, per evitare cadute e lì rimanevano sino alla fermata successiva. Il 25 Dicembre 1861 il primo ministro di Napoleone III, Monsieur Poinsot fu ritrovato cadavere dentro il suo scompatimento di prima classe, su un rapido proveniente da Parigi. Mi scappa da ridere dico che le nostre erano.....logicamente le più care d'Europa. Il personale viaggiante invitava le signore a salire in scompartimenti già occupati da altre viaggiatrici, per non fare brutti incontri durante il viaggio, senza poi alcuna possibilità di scendere dal treno.
Il personale di macchina, in galleria, viaggiava sempre con una pezzola bagnata d'acqua sulla faccia per limitare i danni della fuliggine. In seguito le macchine avevavo finalmente una cabina dove potersi un pochino meglio riparare. Con l'avvento della trazione elettrica cessarono questi problemi. Da uno dei pozzi di oltre 220 metri sulla galleria dellAppennino, fuoriesce ancora il fumo e la fuliggine ogni volta che un treno entra nella galleria...e siamo ad ottant'anni dalla cessazione del vapore in Porrettana.
alberto
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Poi esistevano dei posti ristoro nelle stazioni, che facevano dei cestini coi fiocchi.
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