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Treni & Trenini: Notizie su manifestazioni ... borse sca
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 MessaggioInviato: 26 Ago 2015 11:34 pm  
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  fantasmak

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Locomotiva a vapore tipo "Garratt" delle ferrovie australiane.

Modello in scala 1/32,funzionamento a vapore con bruciatore ad alcol.
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Così preziosa come il vino,così gratis come la tristezza.... De Andrè
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 MessaggioInviato: 26 Ago 2015 11:34 pm Adv
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 MessaggioInviato: 26 Ago 2015 11:35 pm  
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  fantasmak

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Very Happy

E n d e.


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 MessaggioInviato: 27 Ago 2015 09:30 am  
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  diablo

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Sinceramente non avevo mai notato queste loco tipo "Garratt" ... Embarassed
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 MessaggioInviato: 27 Ago 2015 09:35 am  
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  lombricoferoce

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Perchè non mi spieghi cos'è 'sta strana roba a vapore? Mi accontento di vita. morte e miracoli. A chi è venuto in mente di fare 'sto mostro? Shocked Dilungati ... dilungati pure che l'argomento mi sembra interessante.

http://www.westonlangford.com/search/?q=mayne

http://www.snipview.com/q/Garratt%20locomotives
Due links interessanti ...

da https://it.wikipedia.org/wiki/Locomotiva_Garratt
All'inizio del XX secolo, mentre in molti paesi europei e negli Stati Uniti le velocità ferroviarie venivano incrementate oltre i 100 km/h, la situazione sulle linee accidentate di molte zone dell'Impero Britannico, ma anche in Sud America e in Spagna e Inghilterra stessa, risultava assai critica: locomotive di scarsa potenza, limitate in questo dal basso carico assiale sopportabile dall'armamento, si trovavano a svolgere compiti impervii, su linee tortuose e cosparse di livellette, oppure costrette ad effettuare lunghi percorsi senza soste. Né vi erano soluzioni possibili per incrementare le potenze, senza cambiare l'armamento (e quindi però rifare anche le opere d'arte quali ponti e gallerie).

Fu l'ingegnere britannico Herbert William Garratt (8 giugno, 1864 – 25 settembre, 1913) a trovare la soluzione per disporre di macchine di maggior potenza in un limitato carico assiale, e soprattutto senza una grande aggressività sui binari. Con un passato nella ferrovia australiana New South Wales Government Railways, Garratt presentò la sua rivoluzionaria macchina al costruttore ferroviario britannico Beyer, Peacock and Company di Manchester, che entusiasta, propose un modello di locomotiva, basato su tale concetto, alle ferrovie della Tasmania. L'idea di Garratt era semplice: mettere caldaia al centro, su un telaio sorretto alle estremità dai carrelli dei due gruppi motori, i quali inoltre erano comunque gravati uno dalle scorte di acqua, e l'altro di quelle di carbone. In tal maniera si aveva il vantaggio di una caldaia di maggior diametro, non essendo questa vincolata dalle ruote sottostanti, di trasformare le scorte da peso trainato (nel tender) a peso attivo, che aumenta la aderenza delle ruote motrici, e infine, cosa assai importante, di ridurre l'aggressività sui binari grazie al fatto che la caldaia non era più rigidamente connessa al gruppo motore come nelle locomotive tradizionali. La presenza poi di quattro cilindri, se da un lato aumentava la complessità, dall'altro riduceva le dimensioni di questi ultimi. A svantaggio, la distribuzione del carico sui binari con i carrelli motori articolati produceva la complicazione della conduzione del vapore in pressione dalla caldaia ai carrelli, appunto perché articolati. Rispetto alla formula Mallet, il sistema Garratt risultava quindi assai adatto alle ferrovie accidentate, laddove il primo invece si prestava meglio sulle linee rettilinee e dal pesante armamento come quelle nordamericane.


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 MessaggioInviato: 27 Ago 2015 10:48 am  
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Grazie Franco!! Very Happy

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 MessaggioInviato: 01 Set 2015 06:30 pm Complicity 
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  lombricoferoce

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Molto attivo però questo museo!
Beati voi piovarolesi! Very Happy
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Giuseppe
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 MessaggioInviato: 01 Set 2015 11:39 pm  
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Ciao Giuseppe.Effettivamente,e specialmente negli ultimi tempi,abbiamo organizzato delle belle manifestazioni presso il Museo.L'altr'anno sono state fatte anche le punzonature delle vetture partecipanti alla rievocazione storica della Trieste-Opicina con relativa esposizione al pubblico delle auto.

Quest'estate il comune ha organizzato quattro serate di spettacoli e concerti con una buona affluenza di pubblico.

Per quest'anno ci dovrebbero essere ancora delle sorprese. Very Happy Very Happy

Anche questo è un modo per farci conoscere e,speriamo,apprezzare.

Guido.
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 MessaggioInviato: 19 Set 2015 08:30 am  nuovo museo delle ferrovie di Bruxelles
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  lombricoferoce

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Il 25 di settembre c.a. ci sarà l'apertura del nuovo museo delle ferrovie di Bruxelles, con relativo sito:

http://www.trainworld.be

L’investimento per il museo è stato di 20 milioni di euro.

Non c’è bisogno di commentare, vero? No. Credo proprio di no!


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 MessaggioInviato: 22 Set 2015 12:58 pm  
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  lombricoferoce

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Non capisco l'affermazione scritta sul ritaglio di giornale dove si afferma che chi dice Belgio dice treno, perché il Belgio ebbe la sua prima linea nel 1835; mi risultava che la prima linea ferrata fosse stata fatta in Inghilterra. Questo lo ricordavo anche se non capisco un'H di treni.

Ho cercato e non sembra essere così come scrivono.

La prima ferrovia pubblica in assoluto fu la Stockton and Darlington Railway inaugurata nel Regno Unito nel 1825. E fino a prova contraria le isole britanniche fanno parte dell'Europa, almeno fino ad ieri. Poi seguirono:

Francia: 1832 Saint-Étienne – Lione

Irlanda: 1834 Dublino - Kingstown

Regno di Baviera: 1835 Norimberga – Fürth

Cosa dicono gli esperti?
Le solite panzane italo-giornalistiche, perché la carta si lascia scrivere e dovevano trovare una motivazione che sotto sotto non importa ad alcuno, per la nascita del museo belga?
L'importante è che l'abbiano fatto ... e bene direi.

Forse i somari che popolano lo Stivalone dovrebbero guardarsi in giro, ogni tanto ... e copiare senza pudore e forse le cose andrebbero meglio. E non mi riferisco solo ai musei.

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Eppoi chi dice Belgio pensa di solito a cioccolata, patatine fritte e... Miniere!
Non credo che la rete ferroviaria sia poi così da "antologia".

Noi borbonici ci siamo arrivati nel 1839 con la Napoli - Portici...
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Giuseppe
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 MessaggioInviato: 22 Set 2015 09:53 pm  
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  lombricoferoce

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Ah, visto che sangue borbonico galoppa nelle tue vene, mio buon Giuseppe, sapresti spiegarmi perchè da sempre quando si parla del Regno delle Due Sicilie 1816 - 1861, per antonomasia si intende uno stato che di buono ha ben poco. Per lo meno a scuola insegnavano così e pure al di fuori di essa le cose non venivano modificate.
Invece per quel che ne so leggiucchiando qui e là le cose non mi risultano proprio così.

Nel 1861 un censimento effettuato dal neonato Regno d’Italia dimostrò che il Regno delle due Sicilie era lo Stato preunitario più industrializzato in assoluto, essendo infatti circa 1.600.000 gli addetti su circa 3.130.000 complessivi di abitanti per un totale del 51% di lavoratori industrializzati.
Il Regno poteva vantare il maggior complesso industriale metalmeccanico d’Italia intesa come espressione geografica, ovviamente, grazie soprattutto alla ferriera di Mongiana, allo stabilimento Ferdinandea e all’opificio ferroviario di Pietrarsa, il quale dava lavoro a 1125 operai.

Fu voluto da Ferdinando I affinché il Regno non dipendesse da nessun altro Paese ed è lo stabilimento furono prodotti i primi treni a vapore, rotaie e un’immensa statua di Ferdinando II, ancora oggi conservata nel museo nazionale ferroviario. Il Polo siderurgico di Mongiana sfornava in media 1.442 canne per fucile e 1.212 canne per pistola al giorno, ancora una volta soltanto grazie all’intervento dei Borbone che ne migliorarono i mezzi di produzione, aggiornandoli attraverso l’invio di alcuni studiosi in Europa a studiare le metodologie inglesi e francesi per produrre ferro. Napoli e Castellamare inoltre avevano a disposizione la maggior industria navalmeccanica della penisola.

Il regno aveva la prima flotta mercantile d’Italia e seconda in Europa solo dopo quella inglese; ed ebbe la prima nave a vapore dell’Europa continentale, la Ferdinando I, nonché il primo transatlantico a vapore d’Italia, la Sicilia, realizzata nel 1854; la prima Compagnia di Navigazione del Mediterraneo, il primo Codice Marittimo Italiano, il Codice De Jorio, redatto nel 1781 per il Regio Governo da Michele De Jorio, giurista di Procida; e pure la terza flotta militare d’Europa dopo quelle britannica e francese.

Dicendo questo, mi chiedo dove fosse 'sta flotta quando le caravelle garibaldine discendevano il Tirreno o facevano sbarcare le camicie rosse a Marsala. Dov'era? Mi piacerebbe capire questo che io reputo un madornale inciucio storico.

Tornado al regno, i regnanti borbonici seppero essere all’avanguardia anche per quanto riguarda quel che oggi definiamo “welfare state” visto che l'italiano, come si sa è carente di parole.
Dopo la caduta di Napoleone, l’unico a lasciare in vigore i codici francesi fu il sovrano Ferdinando I, il quale incaricò alcuni giuristi meridionali di rielaborarli e nel 1819 venne alla luce il Codice per lo Regno delle Due Sicilie, che pose il Regno al primo posto anche dal punto di vista giudiziario e civile, in quanto grazie a quel testo fu instaurato il primissimo sistema pensionistico.

Il Regno delle due Sicilie aveva la più alta percentuale di medici e di amnistiati politici e quella più bassa di mortalità infantile.
Nel febbraio del 1828 Francesco I di Borbone incaricò l’ingegnere di stato Luigi Giura di provvedere alla costruzione di un ponte sospeso in ferro sul Garigliano, anche questo primo nella penisola, nonostante lo scetticismo, tra gli altri, degli Inglesi, i quali furono i primi a costruirne uno ma che videro cedere dopo poco tempo: per la sua inaugurazione il sovrano si pose al centro della campata e ordinò che sul ponte passassero due squadroni di lancieri al trotto e ben sedici traini d’artiglieria, dimostrando così la solidità del ponte e delle sue palle.

Numerosissime le opere pubbliche: il primo telegrafo elettrico dello stivalone, la prima rete di fari con sistema lenticolare, la prima ferrovia e prima stazione, la Napoli – Portici, istituita nel 1839. Nacquero poi i primi Monti di Pegno e Frumentari, i quali prestavano denaro ad interessi bassissimi.

Nel 1751 Carlo di Borbone, sovrano illuminato, fondò il primo Albergo dei poveri, dove vennero accolti 8.000 tra indigenti e diseredati debellando la piaga dell’accattonaggio, successivamente pure “donne perdute” e “giovani da rieducare”. Venne istituita l’assistenza sanitaria per gli anziani e gli inabili; molti giovani furono avviati ad una professione e venivano loro insegnate varie arti oltre allo studio della grammatica e dell’aritmetica. Furono istituiti molti collegi militari ancora oggi attivi, tra cui la Nunziatella, una delle scuole di formazione militare più note ancora oggi.

Il Regno vantava quattro università e il maggior numero di studenti universitari, e il 55% dei libri pubblicati in Italia erano di case editrici napoletane. Furono aperte biblioteche, accademie culturali (la più famosa l’Ercolanense, fondata nel 1755) e il Gabinetto di Fisica del Re ed erano organizzati frequenti congressi scientifici; i lavoratori del mondo dello spettacolo erano tutelati dal punto di vista previdenziale. Fu fondato l’Osservatorio Sismologico Vesuviano (primo al mondo), realizzato dal fisico Macedonio Melloni e sviluppato da Luigi Palmieri con annessa stazione meteorologica e Palermo divenne famosa per la presenza dell’astronomo Giuseppe Piazzi.

Nel 1737 fu edificato a Napoli, per volontà di Carlo di Borbone il quale donò alla struttura un fondo di 2.500 ducati (Ducato delle Due Sicilie), uno dei più importanti teatri d’Europa: il Real Teatro di San Carlo, costruito in soli 270 giorni, il più antico teatro d’opera tutt’ora attivo in Europa.La formazione del museo archeologico e dell’officina dei papiri rispecchia quel periodo che attraversò tutto il ‘700 napoletano in cui i sovrani s’impegnarono nell’arricchimento culturale del proprio popolo; in questo periodo il regno formò Giovanbattista Vico, Gaetano Filangieri, Antonio Genovesi, Ferdinando Galiani, Giacomo Della Porta, Pietro Giannone, Mario Pagano.

Nel 1778 il re Ferdinando di Borbone istituì in Sicilia un servizio di tutela monumentale con due Regie Custodie aventi a capo il Principe Ignazio di Biscari e il Principe di Torremuzza. Biscari è stato l’autore di numerose scoperte archeologiche presso Catania (un anfiteatro, un teatro, una vecchia curia e alcune terme ), ha promosso gli scavi a Camarina, Siracusa, Lentini e Taormina descrivendo le sue scoperte archeologiche in un volume intitolato Viaggio per tutte le antichità della Sicilia, pubblicato a Napoli nel 1781; finanziò poi la costruzione di un ponte sul Simeto e fondò e finanziò l’Accademia degli Etnei. La fama del Principe era molto vasta, e numerose accademie italiane ed estere procedevano a nominarlo loro socio. Torremuzza invece era un appassionato di numismatica, tanto che nel 1762 pubblicò un volume dal titolo “Le antiche iscrizioni di Palermo”. Ha donato circa 12.000 volumi ai Gesuiti, che gestivano quella che divenne poi la Biblioteca Nazionale, oggi Biblioteca Regionale Centrale della Regione Siciliana.

A carico dei meridionali c’era il peso fiscale più basso di tutta la penisola italiana, e il Regno delle due Sicilie era il primo Stato Italiano per ricchezza. La rendita statale era quotata nella Borsa di Parigi al 120%.

Il Regno delle Due Sicilie, perciò, riusciva a coniugare il benessere dello Stato con il benessere dei propri cittadini, il livello del quale per l’epoca considerata era molto alto ed era comunque maggiore a quello dei cittadini degli altri Stati Preunitari.

Una stranezza se si mi si concede il termine: a Ferdinando I va attribuita la fondazione di uno dei pochi nuclei socialisti, in grado di sopravvivere tra realtà e utopia: Ferdinandopoli, meglio nota come San Leucio. Alla base di questa piccola realtà c’era uno dei primi statuti socialisti, il quale si basava su tre principi modello: l’educazione, considerata l’origine della pubblica tranquillità; la buona fede, ossia la prima delle virtù sociali; il merito, la sola distinzione tra gli individui; il lusso e i testamenti non furono inoltre previsti, tutti dovevano essere uguali dinnanzi alla legge e allo Stato e perciò non c’erano differenze fra maschi e femmine e fra classi sociali. Questa piccola realtà istituzionale riusciva concretamente a far vivere degli ideali socialisti anacronistici e ritenuti ancora oggi utopici.

Tutto questo non viene citato nelle scuole, chissà perchè?
Si parla di Franceschiello e lo si cita con questo nomignolo, data la sua giovinezza, non per far capire che il popolo lo amava come in effetti era ma per far vedere che lo beffeggiava.

Questo dunque è lo stato che il Piemonte distrusse e che viene denigrato con gran prosopopea.

Al contrario di quanto affermano i libri di storia contenenti le menzogne ufficiali, il Regno borbonico era tutt’altro che arretrato, tirannico, inefficiente, straniero: era soltanto fastidioso, perciò doveva cessare di esistere per divenire colonia interna, serbatoio di uomini e risorse a poco prezzo di un Piemonte che avrebbe avuto tutto da imparare.

Che dici Giuseppe, sbaglio come il mio solito?


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 MessaggioInviato: 22 Set 2015 11:03 pm  
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Non sbagli affatto, si son voluti dipingere i borbonici in una certa maniera per enfatizzare i savoiardi piemontesi.
In Campania i sentimenti verso i Borbone non sono affatto di disprezzo, anzi.
Ma come sappiamo la storia la scrivono i vincitori...
La Storia è un'altra faccenda.

Aggiungo a margine un video che accenna appena il contenuto del Museo di Pietrarsa...
Vale la pena di vederlo.
Io ci sarò stato almeno 6-7 volte e nonostante le novità non siano molte, mi affascina sempre.
Purtroppo da mesi e mesi, a causa del cedimento di una parte della palazzina d'ingresso, la fermata di S.Giorgio a Cremano (l'entrata del Museo) è disabilitata e per raggiungerlo bisogna prendere un bus da Napoli C.le.


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Giuseppe
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 MessaggioInviato: 23 Set 2015 11:56 am  
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http://briganti.info/la-caduta-delle-due-sicilie/ Neutral

per chi ha tempo o è curioso o si è posto già delle domande .... Rolling Eyes


http://briganti.info/lunita-ditalia-pianificazione-di-una-lunga-rapina/


http://briganti.info/quale-rumore-facevano-quei-poveri-diavoli-che-la-sorte-era-di-morire-abbrustoliti/



A in merito al museo di cui sopra, sembra tenuto molto meglio del nostro .... tutto al coperto ... ecc ... ecc ... probabilmente avrà più fondi a disposizione ... forse per merito di "capoccioni" un po' più intelligenti di quelli che parassitano spudoratamente la mia amata città. Surprised

Grazie per il video. Mr. Green
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 MessaggioInviato: 24 Ago 2016 05:35 pm  
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Shocked

Anche quest'anno,presso il Museo Ferroviario, si è svolta (anzi mentre scrivo è in corso di svolgimento) la giornata del modellismo ferroviario.In esposizione alcuni plastici e diorami. Alcune locomotive a vapore in scala 1/0, costruite o montate da un nostro socio,trainavano dei convogli su un tracciato montato all'esterno della stazione,visto anche la bella giornata di sole.
Buona l'affluenza di pubblico,almeno questa mattina.

Di seguito alcune foto della manifestazione.

sotto:

Varie locomotive elettriche operanti su di un plastico.


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