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Museo Ferroviario di Piovarolo di Sotto
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 MessaggioInviato: 19 Mag 2013 04:56 pm  Museo Ferroviario di Piovarolo di Sotto
Descrizione: ovvero il Museo ferroviario di Trieste Campo Marzio in rovina
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  lombricoferoce

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lombricoferoce is offline 

Località: Piovarolo di Sopra - Adriatisches Küstenland
Interessi: Modellismo in particolare obsoleti, storia, storia dell'auto, fuoristrada
Impiego: Tecnico software/hardware
Sito web: http://www.munga.it/


NULL



http://www.museoferroviariotrieste.it/

Ieri dietro l'invito di un amico ho fatto un giretto per il museo ferroviario .....
Se avrete pazienza di leggere tutto bene se non l'avrete io comunque mi sarò divertito.

Il Museo ferroviario di Trieste Campo Marzio è un museo triestino dedicato alla storia delle ferrovie della Giulia o se preferite Venezia Giulia, e i relativi mezzi di locomozione, personale, sistemi di manutenzione e gestione. Sito nell'ex stazione ferroviaria di Campo Marzio, il museo è uno dei pochi in Italia completamente dedicati alle "strade ferrate".
Il museo sorge l'8 marzo 1984 per l'iniziativa di un gruppo di volontari della "sezione appassionati trasporti" del Dopolavoro Ferroviario di Trieste. Il numero di oggetti esposti nel museo, inizialmente limitato, aumenta con le donazioni di reperti da parte di altri appassionati della storia delle ferrovie, fino a giungere a una collezione che, per quantità e qualità, è una vera "testimonianza storica" di un periodo che va dalla prima metà dell'800 alla prima metà del '900.

Il museo ha sede nell'ex stazione ferroviaria di Campo Marzio, a Trieste che volevano abbattere per costruire case che non servono. Ma mancava l'oste per i conti e per ora la tribù dei Magna Magna non magnano.



La prima stazione edificata sul luogo fu quella di Trieste Sant'Andrea aperta nel 1887 come capolinea della Ferrovia Trieste-Erpelle e che da quella stazione lungo la ferrovia Istriana permetteva di raggiungere Pola e Rovigno (attualmente in territorio croato). Nel 1902 si attestò in questo impianto anche la linea a scartamento ridotto Ferrovia Parenzana. L'edificio attuale fu costruito tra il 1901 e il 1906 su progetto dell'architetto Robert Seelig in quanto la stazione di Sant'Andrea era stata scelta come capolinea dell'importante ferrovia statale chiamata Ferrovia Transalpina, che congiungeva Trieste con il territorio interno austriaco e che, grazie ad alcune ramificazioni, arrivava a Vienna e Salisburgo. Questo nuovo impianto ferroviario era secondo per dimensioni e volume di trasporti solo all'odierna Stazione Centrale. Sotto l'esercizio FS (succedute alle KKStB) l'impianto mutò il nome originale da Triest Staatsbahnhof (Trieste Stazione dello Stato) in Trieste Campo Marzio. La stazione è ancora dotata di quattro binari: alcuni tronchi e inutilizzati, altri che invece ospitano locomotive e tram d'epoca, facenti anch'essi parte della collezione museale.
La vasta collezione del museo, comprendente cimeli storici di vario tipo, è ospitata in varie sale dell'ala un tempo dedicata ai passeggeri. Nel primo salone, quello principale, decorato in stile liberty, trovano posto molte fotografie (specialmente d'epoca), rappresentanti i mezzi e le stazioni del "periodo d'oro" delle ferrovie austriache in zona, alcuni tracciati in scala funzionanti e altri cimeli che, per le loro dimensioni, necessitano di un'area adeguata. Nel corridoio principale vi sono reperti di piccole dimensioni, dedicati soprattutto al personale delle stazioni: vi trovano posto, per esempio, indumenti, documenti vari che spaziano da orari a schemi di funzionamento di locomotive e, particolarmente interessante, la ricostruzione di una biglietteria dei primi del '900. Vi sono poi altre sale laterali, che ospitano reperti aventi come tema le tranvie triestine, i sistemi di manutenzione dei binari, la gestione dei tracciati... Di particolare interesse sono un grande diorama in scala H0 e la ricostruzione dell'ufficio di un capostazione.
All'esterno del museo, sui binari, sono presentati locomotori, carrozze e tram d'epoca, alcuni funzionanti. Di particolare interesse le antiche locomotive dell'800, alcune anche di grandi dimensioni, e un veicolo ferroviario corazzato tedesco della Seconda guerra mondiale. Nei pressi dei binari, inoltre, sono rimaste ancora le attrezzature d'epoca, come un serbatoio idrico per i treni a vapore e segnali di transito.

Ho fatto diverse foto con il telefono per darvi l'idea del contenuto e anche ... di altro. Ogni tanto c'è un mio ditone in mezzo ... La copertura che non c'è più è stata tolta nel periodo bellico e poi all'italiana, non tornò mai più al suo posto.







ovviamente questa è solo una piccola parte di quello che c'è. Molte sale erano al buio, visto che l'orario di chiusura era passato da un pezzo.

E ora l'esterno, dove tra l'altro c'erano dei fotografi che stavano facendo un servizio sulla storia del Territorio Libero di Trieste.

Per chi lo ignorasse tuttora Trieste è sotto amministrazione fiduciaria italiana anche se probabilmente l'Italia lo ignora o fa finta di farlo. Ma questa è un altra realtà della mia terra.

Dunque







alcune foto dei tizi che facevano il servizio ... le tizie erano dotate di notevoli e pregevoli fondo schiena .... per il resto ... mah!



Da queste ultime foto ci si può render conto di quanto conti il museo per il comune con il sindaco in testa e per lo stato che ci ha voluto "liberare" nel 1918: ZERO.



Nelle stesse condizioni si trovano molti altri beni di cui Trieste dispone come ad esempio la storica trenovia Trieste-Opicina bloccata per mancanza di fondi, che non si sa dove siano finiti, il castello di Miramar dove non trovano neppure i soldi per due piante di geranio ... senza contare il resto in abbandono, il Civico Museo di guerra per la pace Diego de Henriquez, valore di miliardi .. di euro, vergognosamente abbandonato ecc ... ma stando al responsabile stanno lavorando, stando ad un guardiano che conosco: non è vero un tubo.


Trieste città d'arte? Ma quale arte... Non serve che dica altro vero? Ci siamo capiti Twisted Evil

Tutto il materiale all'aperto è destinato ad diventare un cumulo di ruggine.
C'è anche una locomotiva funzionante, dopo anni di sacrifici, con cui organizzavano viaggi e gite che non circola più contrariamente ad analoghe austriache. Perché?
Chiedetelo alle ferrovie italiane che invece di far arrivare i treni in orario e possibilmente interi pensano a spendere miliardi per alta velocità, lesinando soldi su personale, manutenzione, servizi, materiale rotabile e percorsi (segati).


E le chiacchiere si sprecano: preso dal Bugiardello che una volta tanto la dice quasi giusta o meglio illude.

La Fondazione Fs chiama, ma nessuno risponde a livello locale. Il Museo ferroviario di Campo Marzio, l’unico che sorge dentro una vera stazione, è su un binario morto. Roberto Carollo, responsabile del museo, ha ricordato ieri la situazione di stallo nel corso dell’incontro per la firma dell’accordo per il restauro della locomotiva del Terzo Reich. «Ho incontrato alcuni mesi il direttore della neonata Fondazione Fs, Luigi Cantamessa, che gestisce il patrimonio storico delle Ferrovie italiane. Mi è stato confermato che non c’è più l’intenzione di cedere la stazione di Campo Marzio, ma di trovare una soluzione condivisa per la gestione del museo. Solo che serve un interlocutore locale che non può essere un’associazione di volontari come siamo noi». La Fondazione Fs è nata il 6 marzo ed è operativa dal luglio scorso. «Molto snella. C’è un direttore e una segretaria» aggiunge Carollo. Da Roma confermano che è allo studio una soluzione per come gestire e valorizzare il patrimonio di Campo Marzio. Serve però il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali, Comune e Regione in primis. Proprio dalla Fondazione, sostiene Carollo, a lui è arrivato l’invito a costituire un soggetto giuridico a livello locale che possa dialogare con la Fondazione Fs che attualmente ha in carico l’immobile di Campo Marzio e parte della collezione del museo. Ma nessuno tutt’ora ha fatto un passo concreto in questa direzione. Solo promesse, buone intenzioni e attestati di stima. «Siamo in mezzo a un limbo - dice Claudio Vianello, presidente del Dopolavoro Ferroviario di Trieste e del Museo -. Attualmente noi ci facciamo carico di quasi tutto. Tutto su base volontaria. Ci autotassiamo per far andare avanti le cose». I problemi non mancano. Nella stazione di Campo Marzio piove dentro, e anche gli archivi conservati sono a rischio. L’accordo per il restauro della locomotiva è una piccola cosa: il problema vero è trasformare il museo dei dopolavoristi in una istituzione culturale. «Questa è una realtà importante e di una bellezza unica - ribadisce Giangiacomo Martines, direttore regionale per i beni culturali -. Può diventare una realtà museale al pari di Pietrarsa (il museo nazionale delle Ferrovie). Qui sono conservati pezzi unici».

Come la locomotiva austroungarica perfettamente funzionante. Allo studio, assicura il direttore dei beni culturali, ci sarebbe un accordo tra il ministro Bray e la governatrice Debora Serracchiani per recuperare la stazione di Campo Marzio ripristinando l’antica copertura dei binari della stazione liberty che collegava Trieste a Monaco, Vienna, Praga, Bratislava sulla direttrice Transalpina. «È un museo importante su cui investire. Uno spazio strategico per la Regione» conferma l’assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti. «Un museo così in altri Paesi sarebbe un fiore all’occhiello» aggiunge l’assessore comunale all’Ambiente Umberto Laureni. Tutti d’accordo insomma sull’importanza del Museo ferroviario di Trieste Campo Marzio. Tanto che non si spiega cosa si aspetti ancora a creare il soggetto giuridico chiesto dalla Fondazione Fs. Da fondazione a fondazione.

"La Fondazione Fs chiede un interlocutore istituzionale per un piano di rilancio ma latitano gli enti locali. Martines: in vista un accordo tra Bray e Serracchiani "

Conclusosi in niente perchè la signora, diventata presidente della regione, agguantata la poltrona imita il sindaco del suo stesso colore politico, se ne frega del museo e del resto.
Questa è l'opinione comune che circola per la città.
Prima di essere eletta fece visita al museo .... e parlò molto dicendo cose che la gente voleva sentire ma ... passata la festa ...
D'altro canto se tanto mi da tanto ... vediamo un po' questa corregionale doc:
Debora Serracchiani è nata a Roma il 10 novembre 1970, ha sposato un friulano e vive a Udine, laureata in legge, è un avvocato ma evidentemente la politica rende di più è divenuta presidente della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia dal 22 aprile 2013 dopo esser stata deputata al Parlamento europeo per il Partito Democratico dal 2009 al 2013.
Cosa le può fregare di Trieste? Nulla ovviamente, segue le direttive del partito o del goveno centrale che probabilmente non sa neppure dove sta di casa Trieste, magari collocandola vicino a Trento.

Va detto comunque che chiunque sia andato al governo della regione o della città indipendentemente dal colore della sua casacca ha fatto poco o niente, a parte favorire il regresso di questa vecchia signora ... che io amo.


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Ultima modifica di lombricoferoce il 23 Nov 2013 10:08 am, modificato 3 volte in totale
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 MessaggioInviato: 19 Mag 2013 04:56 pm Adv
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 MessaggioInviato: 19 Mag 2013 07:45 pm  
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Ciao Franco, interessanti i diorami senza nulla togliere al resto della mostra... Very Happy
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Max
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 MessaggioInviato: 20 Mag 2013 06:21 pm  
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Ciao e buona serata . ottima iniziativa . splendido topic e magnifica documentazione...grazie x le foto e lo stupendo post. bye bye..


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 MessaggioInviato: 28 Nov 2014 08:54 pm Oooh ! 
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  lombricoferoce

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Meglio tardi che mai ... ma così mi sembra troppo :primo premio:

http://www.ferstoria.it/trenistorici.html
preso da qui ...


Made in Italy:
Treni storico-turistici
AVVISO
Causa interruzione linea tra Trieste C.M. e Villa Opicina il treno "Binari Sconosciuti di Trieste" previsto per il 21 aprile 2014 è soppresso!
Attualmente non è possibile programmare ulteriori effettuazioni in date successive.

Ma va!




Due righe sulle origini.
Nel 1975 nacque, nell'ambito del Dopolavoro Ferroviario di Trieste, la Sezione Appassionati Trasporti con lo scopo di riunire gli appassionati del trasporto su rotaia.

Questa iniziativa, tra le prime in Italia, promossa da alcuni ferrovieri e che riunì anche appassionati di diversa estrazione professionale, aveva lo scopo di divulgare la conoscenza del "mondo" ferroviario, sia nel campo storico che tecnico, con manifestazione e treni speciali. L'obiettivo era quello di costituire nell'abbandonata stazione ferroviaria di Trieste Campo Marzio un centro di preservazione di materiale storico ferroviario, con il sogno di riuscire a creare un vero e proprio museo, dedicato in particolar modo alla storia del trasporto su rotaia della città e delle regioni vicine.

L'attività dei soci, tutti volontari, sostenuta dal Dopolavoro Ferroviario e con l'appoggio delle Ferrovie dello Stato, nonostante la scarsità di risorse, ottenne presto dei risultati: si cominciarono a radunare i primi rotabili storici e la S.A.T. aprì la sede sociale nei locali della stazione.
Nonostante le difficoltà economiche, tecniche e burocratiche l'attività di raccolta di oggetti, documenti e rotabili si ampliò rapidamente, creando notevoli problemi logistici, che vennero risolti grazie alla concessione, da parte delle Ferrovie dello Stato, dei locali della stazione un tempo dedicati ai viaggiatori e dei primi due binari e relativi marciapiedi.

Il giorno 8 marzo 1984 si realizzò il sogno: l'inaugurazione del Museo, alla presenza del Ministro dei Trasporti e del Direttore Generale delle Ferrovie dello Stato. Fu un punto di arrivo per l'attività dei volontari della S.A.T. ma divenne subito un grosso impegno, vista la totale mancanza di contributi costanti nel tempo.

Nel corso degli anni la raccolta è continuata, tanto che oggi gli spazi assegnati sono insufficienti ad accogliere tutti i reperti storici raccolti in 35 anni di attività.

Oltre l'attività di accompagnamento di comitive e scolaresche, da qualche anno risulta totalmente in carico ai soci volontari anche l'apertura al pubblico del Museo.

Negli ultimi anni ci sono stati dei riconoscimenti pubblici che hanno consolidato la presenza del Museo sul territorio: nel 2004 il vincolo da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali sia per l'edificio della stazione che per la collezione del Museo, nel 2007 il riconoscimento da parte della Regione Friuli Venezia Giulia della qualifica di "Museo minore" di media grandezza e nel 2009 la stipula di una convenzione con il Comune di Trieste che ha inserito il Museo Ferroviario nell'ambito dei Civici Musei.

Forse è per questo che sta cadendo a pezzi?


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